Giandujotti a confronto: il giandujotto Novi ed il giandujotto di Guido Castagna

Eccoci con un ulteriore confronto autentico!
Quello che proponiamo adesso è relativo ad un prodotto, il giandujotto che è un classico della cioccolateria italiana e, seppur non sia un prodotto di uso quotidiano, è sicuramente conosciuto da tutti.
Il gianduiotto o giandujotto, secondo la definizione che Wikipedia offre, “è un cioccolatino a forma di barca rovesciata composto con cioccolata denominata gianduia che si produce a Torino. Solitamente è avvolto in carta dorata o argentata. Viene ottenuto impastando il cacao e lo zucchero con la famosa nocciola Tonda Gentile del Piemonte, rinomata per la sua qualità. È incluso tra i prodotti agroalimentari tradizionali piemontesi”.

Partendo da questa definizione è interessante confrontare i due prodotti, per capire bene quali sono le differenze e come e quanto l’industria dolciaria sia intervenuta sugli ingredienti per rendere il prodotto di più veloce ed economica produzione.

Anche in questo caso, così come nei precedenti articoli sul confronto tra creme spalmabili alla nocciola, e pasta artigianale e industriale, l’obiettivo è quello di analizzare il prodotto di larga diffusione commerciale e quello analogo, artigianale, per capirne le differenze e quindi per concorrere ad informare ed educare il consumatore che può essere maggiormente consapevole quando effettua la scelta.

Precisiamo che la nostra attività non è assolutamente di carattere commerciale, non vendiamo nulla, abbiamo solo il piacere di informare il lettore sulle caratteristiche, qualità e peculiarità di prodotti che apparentemente sono simili, ma nella realtà, hanno proprietà nutrizionali e/o organolettiche completamente diverse.

Cogliamo l’occasione di segnalare al lettore il nostro test di maturità alimentare per verificare le sue conoscenze in tema di cibo “autentico”.

Ma, vediamo subito i contenuti degli ingredienti caratterizzanti i prodotti leggibili nelle rispettive etichette (i valori si riferiscono a 100 gr dei rispettivi prodotti):

Gianduiotto Novi: zucchero; nocciole (26%); pasta di cacao; burro di cacao; latte intero in polvere; emulsionante: lecitina di SOIA; .

Gianduiotto Guido Castagna: nocciola Piemonte IGP (40%), zucchero di canna, fave di cacao, burro di cacao

Dalla analisi comparativa dei due prodotti, emerge con evidenza, che i due giandujotti si discostino molto per il contenuto di nocciole, che sono l’elemento che caratterizza il cioccolato gianduja, addirittura nel Gianduiotto Novi il primo ingrediente in ordine di quantità è lo zucchero e le nocciole, che dovrebbero essere l’ingrediente principale, sono solo il 26% del totale degli ingredienti.

Quindi, più zucchero che nocciole!

Nel caso del gianduiotto di Guido Castagna avviene il contrario: il primo ingrediente sono le nocciole, non solo, viene impiegata la Nocciola italiana del Piemonte I.G.P.
A tale proposito, precisiamo che Novi non dichiara la provenienza delle nocciole utilizzate per cui potrebbero essere italiane ma potrebbero anche provenire dall’estero così come non viene detto nulla circa la loro qualità per cui potrebbero non essere Nocciole Piemonte I.G.P.

A nostro parere, le nocciole impiegate non sono né di provenienza Italiana né tantomeno nocciole Piemonte I.G.P in quanto, se lo fossero, essendo le due caratteristiche un valore aggiunto per la qualità del prodotto, verrebbero dichiarate dalla azienda produttrice.

Il secondo ingrediente è lo zucchero. Già questa macro differenza iniziale è sufficiente a separare nettamente la qualità dei due prodotti:
uno più industriale e standard (Gianduiotto Novi), e uno più ricercato e di qualità con materie prime migliori (Gianduiotto Guido Castagna). Anche la tipologia di zucchero utilizzato è diversa, zucchero bianco da Novi e zucchero di canna da Guido Castagna.

Ma non sono finite qui le differenze e vale la pena di vederle e analizzarle tutte.

Nel prodotto della Novi è stato inserito anche il latte in polvere. Il latte in polvere non è mai sinonimo di grande qualità nei prodotti alimentari (il latte fresco invece lo sarebbe), ma in più potrebbe costituire un allergene per molti consumatori, che oggi sempre più numerosi hanno problemi con la digestione del latte (sia per la intolleranza al lattosio che per l’allergia alle proteine del latte).
Il latte in polvere inoltre subisce un trattamento termico molto sostenuto per la sua riduzione in polvere, e secondo alcuni studiosi questo trattamento termico altera le proprietà delle proteine del latte rendendole ancora meno facili da digerire e che sollecitano maggiormente il sistema immunitario.

Oltre al latte in polvere nel prodotto Novi è presente la lecitina di soia, che serve ad emulsionare e a far legare meglio i vari ingredienti del cioccolato.
Il prodotto di elevata qualità non necessita di questo tipo di additivo in quanto la struttura legante è già ottima in partenza grazie all’elevato contenuto di nocciole e dei loro grassi buoni.
La lecitina di per sè non è nociva, essendo una sostanza naturale ed essendo infatti contenuta anche in vari alimenti come ad esempio il tuorlo d’uovo. Ma, quando viene impiegata come additivo nei prodotti può costituire un elemento peggiorativo in quanto oggi la lecitina si estrae quasi interamente dalla soia OGM, ovvero geneticamente modificata, che non è considerata una coltivazione favorevole per la nostra salute, secondo la maggior parte degli studiosi.

Infine, una ulteriore differenza tra i due prodotti è relativa all’impiego della “pasta di cacao” da parte di Novi e delle “fave di cacao” da parte di Guido Castagna.

In relazione a ciò si può affermare che il prodotto che impiega le fave di cacao è qualitativamente superiore in quanto utilizza una materia prima non lavorata, che è la fava di cacao.

Significa che l’azienda, nel caso Guido Castagna, ha acquistato la materia prima grezza e l’ha impiegata nel prodotto, previa tostatura della fava ma senza alcun altro trattamento o processo di raffinazione. E’ ciò che in genere fanno i veri produttori artigianali di cioccolato, a differenza di coloro che invece sono più che altro dei trasformatori di cioccolato e producono il cioccolato a partire da un semilavorato industriale già pronto che è la pasta di cacao.

La pasta di cacao viene acquistata dalle grandi multinazionali del cacao che la producono per venderla a tutte le cioccolaterie del mondo. E’ sicuramente un “ingrediente” meno nobile della fava di cacao, anche se rimane un ingrediente non dannoso in quanto non contiene zuccheri o conservanti aggiunti, in pratica è un agglomerato amaro ottenuto da: tostatura delle fave, frantumazione in granella delle fave tostate e successiva frullatura e riduzione in pasta attraverso dei mulini particolari che possiamo immaginare come dei frullatori giganti.

La pasta ottenuta viene poi successivamente refrigerata e messa in stampi che la plasmano in forme grandi come una monetina. E in questa forma viene poi venduta “al chilo” a tutti i trasformatori e produttori di cioccolato.

Ecco, tornando al nostro confronto la Novi molto probabilmente acquista la pasta di cacao, la scioglie, aggiunge lo zucchero e gli altri ingredienti e ci fa il gianduiotto, mentre Castagna fa tutto da solo e partendo da zero: ovvero seleziona le fave di cacao, le acquista e le lavora lui stesso.

Il metodo usato da Guido Castagna, è il massimo della artigianalità perché gli consente di scegliere il tipo di fava di cacao a lui più gradita e congeniale, dal momento che ci sono tanti tipi di fave con aromi e sentori diversi, mentre la pasta di cacao ha sempre più o meno lo stesso sapore e base aromatica di partenza.

La massa di cacao, secondo Guido Castagna è un semilavorato già pronto molto utilizzato a livello industriale ma, del quale si conosce ben poco. E’ difficile infatti sapere quali fave di cacao sono state usate, se la loro produzione rispetta principi etici e cicli produttivi sostenibili per l’ambiente. Guido Castagna definisce Naturale il suo metodo di lavorazione in quanto, dalla scelta delle fave di cacao alla confezione finale, il suo Metodo si fonda sul principio etico del rispetto per la natura e per il lavoro dell’essere umano.

Riepilogando:

quando scegliamo un giandujotto, se desideriamo conoscere il gusto “autentico” e vogliamo scegliere il prodotto meno dannoso per la nostra salute dobbiamo prestare attenzione a:

– il primo ingrediente indicato nella lista degli ingredienti che è quello presente in quantità maggiore sul prodotto deve essere la Nocciola. Se poi è indicata anche la qualità della stessa e la sua provenienza, vengono fornite al consumatore tutte le informazioni utili per conoscere il prodotto;
– latte in polvere e lecitina di soia sono ingredienti che sono presenti solo se la qualità degli ingredienti principali, nocciole e cacao non sono di elevatissima qualità: servono per emulsionare e rendere più gradevole il prodotto che se fosse fatto “come dovrebbe essere fatto” non ne avrebbe bisogno!

Non ci dimentichiamo che Guido Castagna e chi come lui, controlla l’intera filiera di acquisto, può verificare e selezionare la materia prima accertando anche se la loro produzione rispetta principi etici e cicli produttivi sostenibili per l’ambiente.

Quando si dice:

“ Mangiare autentico e scegliere con consapevolezza fa bene alla tua salute, al tuo palato, ed a quella del nostro Pianeta”!

Spero di averti dato informazioni nuove e utili e ti chiedo di supportarci sia segnalandoci argomenti di interesse che diffondendo e condividendo con i tuoi amici i nostri contenuti sempre che tu li ritenga utili in tema di educazione alimentare.

Un caro saluto ed appuntamento al ……….. prossimo “confronto autentico”

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Attenzione all’uso della plastica: tutti la mangiamo!

E’ una triste realtà ma non possiamo sottovalutare o ignorare il problema: tutti mangiamo plastica e secondo stime attendibili in media ognuno di noi ne ingerisce 5 gr alla settimana che è il peso di una comune carta di credito.

Per chi è interessato all’argomento, condividiamo l’articolo del Prof. Enzo Spisni, docente di Fisiologia della Nutrizione all’Università di Bologna che, con la chiarezza che contraddistingue le sue esposizioni, ci fornisce utili informazioni su questo argomento.

Bresaola della Valtellina I.G.P.

Condividiamo questo articolo  di Cibo Serio in quanto riteniamo interessante ed utile che il consumatore impari a leggere bene le etichette dei prodotti che acquista soprattutto alla luce degli errori che nascono dalla presenza di marchi, in questo caso I.G.P., che possono essere considerati attestazione di qualità di quel prodotto quando invece, purtroppo, ma per fortuna non sempre, dietro il marchio la qualità non c’è!

Clicca su questo link per leggere l’articolo completo

 

Eventi Food estate 2019

Tra gli eventi food dell’estate 2019, che ci sono stati segnalati ed a tale proposito sollecitiamo i lettori ad aiutarci a scroprirne di nuovi nell’apposita sezione, segnaliamo la XXVIII° Edizione di Capolavori a Tavola a Corsignano- Poppi, in provincia di Arezzo, un evento dedicato alla valorizzazione delle eccellenze gastronomiche d’Italia. E’ una cena alle 19.30,  in un luogo magico dal punto di vista paesaggistico, in cui un team di professionisti ( chef stellati) di prestigiosi ristoranti da tutta la penisola utilizzerà le materie prime selezionate da Fracassi per realizzare e per far assaggiare alcune delle loro più celebri creazioni che, unite a tante altre produzioni tipiche del made in Italy, daranno vita ad una cena senza pari sull’intero territorio nazionale.

Il ricavato della serata sarà devoluto alla Fondazione Meyer e sarà dedicato alle attività del reparto di Psichiatria dell’Infanzia e Adolescenza e Neuroriabilitazione dell’Ospedale Pediatrico di Firenze.

Ecco i principali eventi autentici dell’Estate 2019:

  • HealtyTude: dal 21 al 23 Giugno @Piazza Gae Aulenti, Milano;
  • Al Meni – Circo mercato di sapori e cose fatte con le mani e con il cuore – : 22 Giugno @Piazzale Fellini, Rimini;
  • San Giovanni, Lucca e la biodinamica: 24 Giugno @Gragnano, Lucca;
  • XVIII° Edizione di Capolavori a tavola: 2 Luglio ore 10,30 @Cordignano, Poppi (AR);
  • Sagra della salamina da sugo al cucchiaio: 19,20,21,22 Settembre, 26,27,28,29 Settembre,  3,4,5,6 Ottobre, 10,11,12,13 Ottobre @Madonna Boschi, Ferrara;
  • Cheese: dal 20 al 23 Settembre Brà, Cuneo.

I richiami alimentari: cosa sono e come funzionano

Gli operatori del settore alimentare (OSA) hanno l’obbligo di informare i propri clienti sulla non conformità riscontrata negli alimenti da essi posti in commercio ed a ritirare il prodotto dal mercato.
In aggiunta al ritiro, qualora il prodotto fosse già stato venduto al consumatore, l’OSA deve, inoltre, provvedere al richiamo cioè deve informare i consumatori sui prodotti a rischio, anche mediante cartellonistica da apporre nei punti vendita, e a pubblicare il richiamo nella specifica area del portale del Ministero della Salute.
La pubblicazione del richiamo nel portale internet del Ministero è a cura della Regione competente per territorio, che lo riceve direttamente dall’OSA, previa valutazione della ASL.
Oltre ai richiami di prodotti alimentari, sono pubblicate on line anche le revoche dei richiami successivi a risultati di analisi favorevoli, scadenza o per altri motivi.
Sono autentici e assolvono agli obblighi di informazione ai consumatori soltanto i richiami e loro revoche pubblicati nel portale del Ministero della Salute. Il Ministero della salute non è responsabile di avvisi non pubblicati nel portale e di eventuali manipolazioni o falsi diffusi on line, per i quali si riserva denuncia all’autorità giudiziaria.

Ma vediamo cerchiamo di capire bene come è disciplinata la materia.

E’ il  Regolamento (CE) 178/2002, che ha cambiato profondamente il sistema di gestione della sicurezza alimentare nel nostro paese e in tutta Europa.

Con esso, gli stati, hanno adottato un sistema informatizzato, detto RASFF o Sistema di Allerta Rapido, in cui una ASL (o il corrispettivo straniero, in Europa) può inserire i dati di un prodotto richiamato, e da lì vengono avvertite tutte le altre ASL, i ministeri e le altre autorità che potranno controllare, sul territorio, le aziende che hanno ricevuto quel prodotto e assicurarsi che non venga messo in vendita.

L’azienda può essere avvertita in via ufficiale direttamente dalla ASL, oppure in via non ufficiale (il cliente o il fornitore che contatta personalmente l’azienda), e dovrà attenersi al seguente comportamento:

  • Se il prodotto è ancora in azienda (il fornitore di una delle materie prime, magari, si è reso conto che qualcosa non va), il prodotto non potrà essere venduto.
  • Se il prodotto è già stato venduto, dovrà contattare tutti i clienti, avvertendo di non vendere quel prodotto. Ciò è possibile perché le aziende sono obbligate, sempre dallo stesso regolamento, ad avere un sistema di tracciabilità e rintracciabilità: per ogni prodotto sono obbligate a sapere chi ha comprato cosa, e da chi comprato cosa.
  • Nel caso in cui tra i clienti ci siano i consumatori finali, le persone comuni, non è possibile sapere chi ha comprato cosa: per questo, l’ultimo venditore, di solito i supermercati, espongono dei cartelli sui quali sta scritto che il prodotto XXX, con numero di lotto YYY, è stato sottoposto ad un richiamo alimentare. Generalmente il consumatore, se lo ha ancora, può portare indietro il prodotto in questione e questo verrà sostituito con un altro di pari valore, o saranno resi indietro i soldi.

Il prodotto può essere riconosciuto con facilità perché, oltre all’indicazione del tipo di prodotto e della marca (oltre ad altre informazioni come l’indirizzo del produttore, il “Bollo CE”, la scadenza e altro), ogni confezione ha un numero di lotto, che si può trovare in etichetta: è un numero la cui composizione è variabile che permette di riconoscerlo e non poter sbagliare.

Quindi, l’individuazione del problema può arrivare da qualsiasi fonte, ma se un produttore si accorge (in qualunque modo) che un prodotto non è vendibile deve sempre avvertire l’autorità sanitaria, la ASL, di cui deve obbligatoriamente conservare i recapiti in azienda. Se non lo fa sta commettendo un reato penale.

In questo modo, attraverso il sistema di Allerta Rapido, le ASL possono provvedere ad avvertire (dopo che l’azienda ha inviato la lista dei propri clienti per quel prodotto) tutte le altre aziende che sono interessate dalla vendita dell’alimento sottoposto a richiamo.

Come può informarsi il consumatore?

Il consumatore, può sapere quali prodotti sono stati richiamati da varie fonti, che dipendono da quanto si è diffuso il prodotto: se è poco diffuso (una sola regione) si trova scritto sui quotidiani locali, mentre se è molto diffuso (se viene venduto in tutta Italia) l’avviso può essere inviato alla radio o in televisione, e sul sito web dell’azienda.

Tuttavia anche il Ministero della Salute, dal suo punto di vista, avverte i consumatori, e lo fa con una pagina facilmente consultabile da tutti, purtroppo poco conosciuta.

Le notizie generali sulla sicurezza alimentare si possono trovare in questa pagina,  nel sito del Ministero della Salute, in cui si possono leggere anche specifici approfondimenti relativi ai prodotti che hanno subito la procedura di richiamo.

Come è articolata la pagina?

In una lunga lista, ordinata per data, ci sono tutte le informazioni su ogni singolo richiamo, tra cui l’azienda responsabile, il nome del prodotto e il motivo del richiamo. Si può anche cercare un termine nell’apposita barra di ricerca, e in quel modo sarà possibile verificare che il prodotto che stiamo mangiando sia o no sotto richiamo.

Nel caso in cui il prodotto sia presente, il consumatore può recarsi dove lo ha comprato e restituirlo (con contestuale restituzione del prezzo pagato), oppure può semplicemente buttarlo, evitando di mangiarlo (specialmente se il rischio è particolarmente alto).

Come può il consumatore fare una segnalazione?

Per fare una segnalazione o una lamentela su una non conformità di rilevanza sanitaria in prodotti alimentari il consumatore deve preventivamente fare una comunicazione alla ASL di appartenenza o, in via alternativa, ai Carabinieri per la tutela della salute NAS.

Richiami alimentari: aggiornamento al secondo trimestre 2019

Purtroppo anche il secondo trimestre del 2019 non ha registrato un cambio di rotta, rispetto al trimestre precedente, sul numero degli alimenti richiamati dal Ministero che raggiungono quota 100 dall’inizio dell’anno.

I richiami hanno per oggetto prodotti di varia natura e spesso di larga diffusione commerciale. Il servizio che il Ministero offre con la segnalazione e quindi per garantire e tutelare la salute del consumatore è estremamente efficiente e tempestivo.

Noi di Abcibario concorriamo a diffondere le informazioni condividendo, nell’apposita sezione del nostro sito, in tempo reale, i richiami ministeriali mentre, se sei interessato ad informarti meglio intorno all’argomento, ti invitiamo a leggere il seguente articolo pubblicato sul nostro blog.

 

Curcuma ed integratori: come avvicinarsi a questi prodotti limitando i rischi di commettere errori.

In questi giorni si è parlato molto di curcuma e di integratori alimentari in generale, sia per i molteplici richiami ministeriali relativi a tali prodotti, sia, soprattutto, per i problemi che alcuni di essi, hanno generato alla salute dei loro consumatori. Il Professor Spisni, docente di Fisiologia della Nutrizione all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna, ha pubblicato un articolo, che di seguito riportiamo, da cui possono essere dedotti importanti suggerimenti da seguire quando ci avviciniamo a questa tipologia di prodotti.

Parchi giochi contaminati dai pesticidi

Riportiamo l’articolo seguente pubblicato da “il salvagente” perchè riteniamo di enorme gravità ciò che si sta verificando nel nostro Paese. Ma è mai possibile che non si riesca ad intervenire, a livello centrale, affinché vengano disciplinate, in modo serio e competente, l’utilizzo di pesticidi, di agenti chimici e quant’altro in qualunque forma inquini il nostro territorio?

Un uomo e la sua “fidanzata vegetale”: una bella storia di amore

Una bella storia di resistenza agricola quella che proponiamo nel seguente articolo. Un agricoltore che ha sfidato il tempo,  le avversità commerciali e burocratiche per evitare che una storia, quella di una tipologia di grano,  non scomparisse. Ci è riuscito ed oggi, piano piano, il suo grano si affaccia nei luoghi commerciali più sensibili alle biodiversità. Leggiamo la storia di questo agricoltore