Mieli a confronto: il Miele di Millefiori di Ambrosoli e il Miele di Millefiori di Vallera

Eccoci con un nuovo confronto autentico!

Vogliamo, con questo articolo, mettere sotto la lente di ingrandimento il miele, un alimento di cui tanto si parla sia per le sue proprietà nutrizionali sia perché prodotto da un piccolo animaletto, l’ape, così importante per l’esistenza delle nostre biodiversità e quindi per la tutela dell’ambiente.

Seguendo lo stesso criterio con cui abbiamo affrontato gli articoli precedenti di questa rubrica, proponiamo il confronto tra un miele di millefiori, commerciale, italiano, che si trova più o meno ovunque e commercializzato da una multinazionale come Ambrosoli, e un miele di millefiori prodotto da una piccola apicoltura, l’Apicoltura Vallera sita nelle Alpi in provincia di Asti.

L’analisi è su un miele di millefiori perché è uno dei mieli più comunemente utilizzato.

Quali sono le differenze principali?

La prima differenza macroscopica tra i due mieli è data dal fatto che Ambrosoli impiega miele che arriva da tutte le parti del mondo (Argentina, Ungheria, Moldavia, Italia)  e quindi si tratta di una “miscela di mieli originari e non originari della UE”, mentre il millefiori Vallera è un miele tipico di montagna delle Alpi piemontesi, quindi 100% italiano e prodotto dalla A alla Z da un’unica azienda, senza nessuna miscelazione con mieli di altri Paesi e di altra origine.

La seconda grande differenza è che il miele di Vallera è biologico, mentre quello di Ambrosoli no. In aggiunta il miele di Vallera è anche un Presidio Slow Food, quindi risponde ad un doppio disciplinare di produzione sull’aspetto della qualità.

Sia il disciplinare del metodo biologico che quello di Slow Food applicano regole e criteri produttivi più stringenti sia riguardo l’areale e la provenienza del prodotto, sia riguardo all’allevamento delle api, sia riguardo ai trattamenti permessi nell’alveare e altri aspetti produttivi.

Il terzo importante tratto distintivo riguarda le qualità puramente nutrizionali e il processo di pastorizzazione. Ambrosoli usa mieli pastorizzati, mentre Vallera vende solo mieli vergini non pastorizzati.

Infine, l’ultima differenza che concerne i due mieli è la quantità in cui gli stessi sono prodotti: il millefiori di Ambrosoli è un miele che viene prodotto su scala industriale senza cali di produzione durante tutto l’anno (anche perché l’azienda si rifornisce di materia prima da ogni parte del mondo), mentre il millefiori di Vallera ha una produzione non industriale, limitata, e strettamente legata alla capacità produttiva del solo territorio dei prati alpini di straordinaria bellezza della Val Chisone e della Val Germanasca, in provincia di Asti, in Piemonte.

Ma entriamo meglio nei dettagli delle differenze:

Miele biologico e Miele convenzionale

4 sono le macro-differenze:

  1. la cura delle malattie delle api : non possono essere utilizzati, per produrre miele biologico, prodotti nocivi che lascino residui nel miele o nella cera, come antibiotici, insetticidi, fungicidi e acaricidi di sintesi, ma solo fitoterapici naturali come timolo, mentolo, eucaliptolo, acidi organici e olii essenziali;
  2. l’alveare: gli apicoltori inseriscono nei favi dei fogli di cera perché le api possano modellare le cellette esagonali in cui verrà depositato il miele: nel caso del miele bio, questi fogli di cera non devono essere inquinati, cioè non devono contenere tracce di sostanze chimiche nocive;
  3. la qualità dell’ambiente: le api di un alveare di solito bottinano nel raggio di qualche centinaio di metri dall’alveare stesso: secondo il regolamento europeo CE 834, perché un miele sia biologico “gli alveari devono essere posizionati in modo che, nel raggio di 3 km, le fonti di nettare e polline siano costituite essenzialmente da coltivazioni biologiche e/o da flora spontanea non inquinata”, lontano da zone industriali, discariche, strade ad alta percorrenza ecc;
  4. la nutrizione delle api: se, per motivi legati al clima, le api non sono state in grado di fare una scorta adeguata di miele e polline per nutrirsi durante l’inverno e l’inizio della primavera, possono essere forniti loro soltanto miele, polline o sciroppo di zucchero biologici certificati.

Miele pastorizzato e Miele vergine

Come abbiamo già accennato,  il miele di Vallera non ha subito il processo termico della pastorizzazione né alcun altro processo termico, al contrario del miele Ambrosoli.  Si tratta quindi di un miele vergine. Questo comporta una differenza sostanziale sia dei contenuti di sostanze nutritive, in particolare enzimi, vitamine e sostanze antibatteriche e antiossidanti, che di eventuali adulterazioni e miscelazioni di prodotto che possono essere messe in atto a seguito della pastorizzazione. Vediamo in dettaglio la questione:

• Il miele vergine grezzo è il più naturale, perché mantiene intatte le sue proprietà naturali, soprattutto le vitamine, gli enzimi e le sostanze antibatteriche e antiossidanti. E’ sicuramente migliore al palato, ma è più scomodo da utilizzare, perché spesso è parzialmente o totalmente cristallizzato. La cristallizzazione e’ un processo naturale che “solidifica” il miele se non è stato pastorizzato, quindi è sicuramente un indice della genuinità del miele. Puo’ essere utilizzato come dolcificante al posto dello zucchero ed è più facilmente digeribile ed assimilabile dal nostro organismo.

Andrebbe utilizzato preferibilmente per degustazioni a freddo (sul pane per esempio) o per dolcificare alimenti freddi, come il latte e lo yogurt, evitando quindi di riscaldarlo o addirittura cucinarlo con alimenti caldi o bollenti.

E’ sconsigliato quindi utilizzarlo per dolcificare il caffè, il the, le tisane o per sostituire lo zucchero in una torta, semplicemente perche’ verrebbe privato di molte delle sue sostanze benefiche, che verrebbero distrutte dal calore. Per ottenere un miele vergine più fluido, bisognerebbe riscaldarlo, su un termosifone o a bagnomaria, a non più di 45°C.

L’unica vera controindicazione dall’assunzione di miele vergine grezzo è che non deve essere somministrato a bambini di età inferiore a 12 mesi in quanto il miele vergine grezzo contiene naturalmente delle spore di un batterio chiamato Clostridium botulinum che provocano il botulismo infantile, una malattia seria che porta a danni neurologici del sistema nervoso centrale.

• Il miele pastorizzato viene sottoposto ad un trattamento termico di 75/78°C. Viene pastorizzato per eliminare eventuali spore batteriche (tipo il botulino di cui sopra), ma anche e soprattutto per rendere omogeneo un miscuglio di mieli di differenti aree di produzione e di diversa qualità.

Ma, il miele pastorizzato, al pari del latte fresco pastorizzato, perde la maggior parte delle sostanze benefiche che contiene naturalmente,  risultando, spesso e purtroppo, più pratico per l’utilizzo domestico da parte dei consumatori che trascurano, anche senza saperlo, l’importanza delle qualità nutrizionali di questo alimento, dando rilievo solo alla sua funzione dolcificante.

Importante aggiungere che il miele viene anche filtrato (a parte il miele in favo, tutto il miele viene filtrato) principalmente per eliminare i residui di cera presenti. Se il miele viene anche pastorizzato, la filtratura viene fatta con filtri a maglie più strette (microfiltratura) o con filtratura forzata a pressione, privandolo anche dei granelli di polline e di parte degli oligoelementi in esso presenti.

Ne consegue una ulteriore perdita di valore nutrizionale.

Il miele pastorizzato, essendo già stato riscaldato ben oltre il dovuto, risulta preferibile per i dolci da forno e per dolcificare bevande calde, tipo il caffè o il the.

Ma, lo ripetiamo, questo avviene a scapito della qualità essenziale che è quella di avere delle proprietà antinfiammatorie, antibatteriche e antiossidanti, tipiche solo dei mieli vergini.

Il miele pastorizzato infine è purtroppo soggetto a sofisticazioni varie e può essere frutto di miscelazione con mieli di diversa origine geografica, normalmente più scadenti ed a basso costo. Questo avviene sostanzialmente perché con la pastorizzazione si elimina completamente il polline contenuto nel miele, che serve da elemento sentinella per risalire alla origine geografica di un miele.

Le differenze legate agli aspetti ambientali

Ma dietro a un vasetto di miele biologico c’è molto di più: c’è la consapevolezza, da parte dell’apicoltore e di chi acquista il prodotto del suo lavoro, di far parte di un movimento che come fine ultimo ha quello di provare a limitare il più possibile i danni che l’uomo produce all’ambiente.

Nel nostro confronto possiamo senz’altro affermare che il miele Ambrosoli è un prodotto della globalizzazione, che comporta per forza di cose un forte impatto ambientale in termini di rilascio di CO2 in atmosfera (i viaggi trans-oceanici nei container delle navi cargo e il trasporto su strada con i camion) e di immissione nell’ambiente di altri contaminanti tossici come diossine e pesticidi.

Al contrario il miele Vallera ha un impatto ambientale praticamente pari a zero e anzi contribuisce in maniera sostanziale alla tutela e conservazione dell’ambiente in condizioni di equilibrio e salute, per esempio non avvalendosi di piante e alberi trattati con pesticidi, fungicidi e altre sostanze chimiche nocive, quindi non inquinando neppure il terreno e la falda sottostante con queste stesse sostanze nocive che ricadono sul terreno a seguito dei trattamenti. E, non per ultimo per importanza, non contribuisce all’enorme inquinamento generato dagli spostamenti intercontinentali che avvengono con i mieli commercializzati delle multinazionali.

Anche per il miele quindi, saper scegliere il prodotto giusto è importante e anche per questo alimento vale il principio più volte ribadito anche negli altri nostri articoli che “mangiare autentico e scegliere con consapevolezza fa bene alla tua salute, al tuo palato e a quella del Pianeta!”

Spero di averti dato informazioni nuove e utili per decidere meglio cosa scegliere e ti chiedo di supportarci sia segnalandoci argomenti che potrebbero interessarti che diffondendo e condividendo con i tuoi amici i nostri contenuti sempre che tu li ritenga utili in tema di educazione alimentare.

Un caro saluto ed appuntamento al ….. prossimo “confronto autentico”.

Se ti è piaciuto l’articolo, condividilo!

 

Giandujotti a confronto: il giandujotto Novi ed il giandujotto di Guido Castagna

Eccoci con un ulteriore confronto autentico!
Quello che proponiamo adesso è relativo ad un prodotto, il giandujotto che è un classico della cioccolateria italiana e, seppur non sia un prodotto di uso quotidiano, è sicuramente conosciuto da tutti.
Il gianduiotto o giandujotto, secondo la definizione che Wikipedia offre, “è un cioccolatino a forma di barca rovesciata composto con cioccolata denominata gianduia che si produce a Torino. Solitamente è avvolto in carta dorata o argentata. Viene ottenuto impastando il cacao e lo zucchero con la famosa nocciola Tonda Gentile del Piemonte, rinomata per la sua qualità. È incluso tra i prodotti agroalimentari tradizionali piemontesi”.

Partendo da questa definizione è interessante confrontare i due prodotti, per capire bene quali sono le differenze e come e quanto l’industria dolciaria sia intervenuta sugli ingredienti per rendere il prodotto di più veloce ed economica produzione.

Anche in questo caso, così come nei precedenti articoli sul confronto tra creme spalmabili alla nocciola, e pasta artigianale e industriale, l’obiettivo è quello di analizzare il prodotto di larga diffusione commerciale e quello analogo, artigianale, per capirne le differenze e quindi per concorrere ad informare ed educare il consumatore che può essere maggiormente consapevole quando effettua la scelta.

Precisiamo che la nostra attività non è assolutamente di carattere commerciale, non vendiamo nulla, abbiamo solo il piacere di informare il lettore sulle caratteristiche, qualità e peculiarità di prodotti che apparentemente sono simili, ma nella realtà, hanno proprietà nutrizionali e/o organolettiche completamente diverse.

Cogliamo l’occasione di segnalare al lettore il nostro test di maturità alimentare per verificare le sue conoscenze in tema di cibo “autentico”.

Ma, vediamo subito i contenuti degli ingredienti caratterizzanti i prodotti leggibili nelle rispettive etichette (i valori si riferiscono a 100 gr dei rispettivi prodotti):

Gianduiotto Novi: zucchero; nocciole (26%); pasta di cacao; burro di cacao; latte intero in polvere; emulsionante: lecitina di SOIA; .

Gianduiotto Guido Castagna: nocciola Piemonte IGP (40%), zucchero di canna, fave di cacao, burro di cacao

Dalla analisi comparativa dei due prodotti, emerge con evidenza, che i due giandujotti si discostino molto per il contenuto di nocciole, che sono l’elemento che caratterizza il cioccolato gianduja, addirittura nel Gianduiotto Novi il primo ingrediente in ordine di quantità è lo zucchero e le nocciole, che dovrebbero essere l’ingrediente principale, sono solo il 26% del totale degli ingredienti.

Quindi, più zucchero che nocciole!

Nel caso del gianduiotto di Guido Castagna avviene il contrario: il primo ingrediente sono le nocciole, non solo, viene impiegata la Nocciola italiana del Piemonte I.G.P.
A tale proposito, precisiamo che Novi non dichiara la provenienza delle nocciole utilizzate per cui potrebbero essere italiane ma potrebbero anche provenire dall’estero così come non viene detto nulla circa la loro qualità per cui potrebbero non essere Nocciole Piemonte I.G.P.

A nostro parere, le nocciole impiegate non sono né di provenienza Italiana né tantomeno nocciole Piemonte I.G.P in quanto, se lo fossero, essendo le due caratteristiche un valore aggiunto per la qualità del prodotto, verrebbero dichiarate dalla azienda produttrice.

Il secondo ingrediente è lo zucchero. Già questa macro differenza iniziale è sufficiente a separare nettamente la qualità dei due prodotti:
uno più industriale e standard (Gianduiotto Novi), e uno più ricercato e di qualità con materie prime migliori (Gianduiotto Guido Castagna). Anche la tipologia di zucchero utilizzato è diversa, zucchero bianco da Novi e zucchero di canna da Guido Castagna.

Ma non sono finite qui le differenze e vale la pena di vederle e analizzarle tutte.

Nel prodotto della Novi è stato inserito anche il latte in polvere. Il latte in polvere non è mai sinonimo di grande qualità nei prodotti alimentari (il latte fresco invece lo sarebbe), ma in più potrebbe costituire un allergene per molti consumatori, che oggi sempre più numerosi hanno problemi con la digestione del latte (sia per la intolleranza al lattosio che per l’allergia alle proteine del latte).
Il latte in polvere inoltre subisce un trattamento termico molto sostenuto per la sua riduzione in polvere, e secondo alcuni studiosi questo trattamento termico altera le proprietà delle proteine del latte rendendole ancora meno facili da digerire e che sollecitano maggiormente il sistema immunitario.

Oltre al latte in polvere nel prodotto Novi è presente la lecitina di soia, che serve ad emulsionare e a far legare meglio i vari ingredienti del cioccolato.
Il prodotto di elevata qualità non necessita di questo tipo di additivo in quanto la struttura legante è già ottima in partenza grazie all’elevato contenuto di nocciole e dei loro grassi buoni.
La lecitina di per sè non è nociva, essendo una sostanza naturale ed essendo infatti contenuta anche in vari alimenti come ad esempio il tuorlo d’uovo. Ma, quando viene impiegata come additivo nei prodotti può costituire un elemento peggiorativo in quanto oggi la lecitina si estrae quasi interamente dalla soia OGM, ovvero geneticamente modificata, che non è considerata una coltivazione favorevole per la nostra salute, secondo la maggior parte degli studiosi.

Infine, una ulteriore differenza tra i due prodotti è relativa all’impiego della “pasta di cacao” da parte di Novi e delle “fave di cacao” da parte di Guido Castagna.

In relazione a ciò si può affermare che il prodotto che impiega le fave di cacao è qualitativamente superiore in quanto utilizza una materia prima non lavorata, che è la fava di cacao.

Significa che l’azienda, nel caso Guido Castagna, ha acquistato la materia prima grezza e l’ha impiegata nel prodotto, previa tostatura della fava ma senza alcun altro trattamento o processo di raffinazione. E’ ciò che in genere fanno i veri produttori artigianali di cioccolato, a differenza di coloro che invece sono più che altro dei trasformatori di cioccolato e producono il cioccolato a partire da un semilavorato industriale già pronto che è la pasta di cacao.

La pasta di cacao viene acquistata dalle grandi multinazionali del cacao che la producono per venderla a tutte le cioccolaterie del mondo. E’ sicuramente un “ingrediente” meno nobile della fava di cacao, anche se rimane un ingrediente non dannoso in quanto non contiene zuccheri o conservanti aggiunti, in pratica è un agglomerato amaro ottenuto da: tostatura delle fave, frantumazione in granella delle fave tostate e successiva frullatura e riduzione in pasta attraverso dei mulini particolari che possiamo immaginare come dei frullatori giganti.

La pasta ottenuta viene poi successivamente refrigerata e messa in stampi che la plasmano in forme grandi come una monetina. E in questa forma viene poi venduta “al chilo” a tutti i trasformatori e produttori di cioccolato.

Ecco, tornando al nostro confronto la Novi molto probabilmente acquista la pasta di cacao, la scioglie, aggiunge lo zucchero e gli altri ingredienti e ci fa il gianduiotto, mentre Castagna fa tutto da solo e partendo da zero: ovvero seleziona le fave di cacao, le acquista e le lavora lui stesso.

Il metodo usato da Guido Castagna, è il massimo della artigianalità perché gli consente di scegliere il tipo di fava di cacao a lui più gradita e congeniale, dal momento che ci sono tanti tipi di fave con aromi e sentori diversi, mentre la pasta di cacao ha sempre più o meno lo stesso sapore e base aromatica di partenza.

La massa di cacao, secondo Guido Castagna è un semilavorato già pronto molto utilizzato a livello industriale ma, del quale si conosce ben poco. E’ difficile infatti sapere quali fave di cacao sono state usate, se la loro produzione rispetta principi etici e cicli produttivi sostenibili per l’ambiente. Guido Castagna definisce Naturale il suo metodo di lavorazione in quanto, dalla scelta delle fave di cacao alla confezione finale, il suo Metodo si fonda sul principio etico del rispetto per la natura e per il lavoro dell’essere umano.

Riepilogando:

quando scegliamo un giandujotto, se desideriamo conoscere il gusto “autentico” e vogliamo scegliere il prodotto meno dannoso per la nostra salute dobbiamo prestare attenzione a:

– il primo ingrediente indicato nella lista degli ingredienti che è quello presente in quantità maggiore sul prodotto deve essere la Nocciola. Se poi è indicata anche la qualità della stessa e la sua provenienza, vengono fornite al consumatore tutte le informazioni utili per conoscere il prodotto;
– latte in polvere e lecitina di soia sono ingredienti che sono presenti solo se la qualità degli ingredienti principali, nocciole e cacao non sono di elevatissima qualità: servono per emulsionare e rendere più gradevole il prodotto che se fosse fatto “come dovrebbe essere fatto” non ne avrebbe bisogno!

Non ci dimentichiamo che Guido Castagna e chi come lui, controlla l’intera filiera di acquisto, può verificare e selezionare la materia prima accertando anche se la loro produzione rispetta principi etici e cicli produttivi sostenibili per l’ambiente.

Quando si dice:

“ Mangiare autentico e scegliere con consapevolezza fa bene alla tua salute, al tuo palato, ed a quella del nostro Pianeta”!

Spero di averti dato informazioni nuove e utili e ti chiedo di supportarci sia segnalandoci argomenti di interesse che diffondendo e condividendo con i tuoi amici i nostri contenuti sempre che tu li ritenga utili in tema di educazione alimentare.

Un caro saluto ed appuntamento al ……….. prossimo “confronto autentico”

Ti piace quello che facciamo come ABCIBARIO? Sostienici condividendo questo articolo su Facebook!

Pasta a confronto: Spaghetti Barilla n°5 e Spaghetti artigianali Fabbri

Il secondo confronto autentico che proponiamo è relativo ad un prodotto, gli spaghetti, che è pressoché quotidianamente, presente nella tavola di ognuno di noi.

Anche in questo caso, così come nel precedente articolo sul confronto tra creme spalmabili alla nocciola, l’obiettivo è quello di analizzare il prodotto di larga diffusione commerciale e quello analogo, artigianale, per capirne le differenze e quindi per concorrere ad informare ed educare il consumatore che può essere maggiormente consapevole quando effettua la scelta.

Precisiamo che la nostra attività non è assolutamente di carattere commerciale, non vendiamo nulla, abbiamo solo il piacere di informare il lettore sulle caratteristiche, qualità e peculiarità di prodotti che apparentemente sono simili ma nella realtà hanno proprietà nutrizionali e/o organolettiche completamente diverse. Cogliamo l’occasione di segnalare al lettore il nostro test di maturità alimentare per verificare le sue conoscenze in tema di cibo “autentico”.

Iniziamo l’analisi partendo dagli ingredienti:

L’ingrediente principale è diverso nei due tipi di pasta: la pasta Fabbri impiega un tipo di grano duro denominato semolato, mentre la pasta Barilla impiega la semola.

               

Ma quale è la differenza tra semolato e semola?

Il semolato è una semola semintegrale, quindi meno raffinata, che nutre meglio e in modo più completo grazie al contenuto di fibre, polifenoli e vitamine. La semola è un preparato più raffinato che perde in gran parte i nutrienti del chicco di frumento come le fibre, le vitamine e le sostanze antiossidanti.

Nel caso in specie, gli spaghetti Fabbri, il semolato si differenzia ulteriormente perché è ottenuto da una varietà antica di grano, il “Senatore Cappelli”, chiamato così in onore del senatore abruzzese Raffaele Cappelli , promotore nei primi del novecento della riforma agraria. E’ un grano ottenuto per selezione genealogica a Foggia, nel 1915 dal genetista Nazareno Strampelli. E’ caratterizzato da un’alta digeribilità, non avendo mai subito alterazioni genetiche dall’agricoltura moderna. Ha un elevato contenuto di amidi resistenti  che arrivano inalterati nell’intestino crasso, comportando così innumerevoli benefici  per il nostro organismo, soprattutto per il mantenimento in salute della flora batterica intestinale.

Gli amidi resistenti hanno questo nome perché non vengono digeriti dal nostro stomaco ma lo sono invece da parte dei batteri intestinali, che fermentano tali amidi ricavandone il loro nutrimento e rilasciando in cambio, per il nostro organismo, sostanze benefiche quali vitamine, acidi grassi a catena corta e sali minerali, tutte sostanze che poi vengono assorbite completamente dalle nostre pareti intestinali una volta rilasciate in circolo dai batteri.

La pasta Barilla è fatta con grano duro, industriale e più moderno, che ha subito diversi incroci e selezioni da un punto di vista varietale, al fine di garantire una maggiore resa quantitativa dei campi.

Sempre in relazione all’ingrediente principale, un’ulteriore differenza tra i 2 prodotti oggetto di comparazione sono i residui di sostanze indesiderate del trattamento produttivo.

Lo spaghetto di Barilla è prodotto con metodo di agricoltura convenzionale e pertanto presenta residui di pesticidi e trattamenti chimici della coltivazione, come risulta anche da analisi di laboratorio recenti effettuate dai test della rivista “Il Salvagente”  e pubblicati nel numero 11 di Novembre 2018 (residui entro i limiti di legge, certamente, ma in quanto presenti hanno comunque un effetto chimico e metabolico nell’organismo). Lo spaghetto Fabbri, prodotto con metodo di agricoltura biologica non presenta tali residui , in quanto i trattamenti chimici sono vietati per legge nelle coltivazioni biologiche e ne viene garantita la totale assenza dall’ente di certificazione a cui si sottopone l’azienda produttrice dell’alimento.

Passando all’analisi dei valori nutrizionali dei due prodotti, è necessario precisare che tali valori nutrizionali sono in primis i contenuti di proteine, carboidrati e fibre del prodotto, ma non vanno trascurati i fattori realmente nutrienti o anti-nutrienti che derivano dal metodo di essiccazione e di trafilatura a cui la pasta è sottoposta per diventare tale.

Per quanto riguarda i primi (valori nutrizionali), l’etichetta del prodotto ci informa che la pasta Fabbri (di grano semintegrale Senatore Cappelli) ha il doppio delle fibre rispetto alla pasta Barilla. Questo è senz’altro un aspetto molto positivo e di pregio, essendo le fibre una delle componenti più salutari per l’equilibrio dell’intestino, e anche un fattore di compensazione e moderazione dell’innalzamento di glicemia tipico dei pasti a base di carboidrati farinacei come è appunto la pastasciutta. Il valore delle proteine (13,5 grammi pasta Barilla e 13 grammi pasta Fabbri) si equivale e quello dei carboidrati anche (70,2g Barilla, 72g pasta Fabbri).

Per quanto concerne quei valori nutritivi ricollegabili al metodo di essiccazione e trafilatura, la pasta Fabbri presenta un residuo decisamente più basso di sostanze tossiche e antinutrienti rispetto alla pasta Barilla; sostanze quali la furosina e gli AGEs (prodotti della glicazione avanzata), non sono presenti grazie al processo produttivo improntato alla essiccazione lenta ed a basse temperature. Approfondiremo più avanti nei dettagli l’analisi di queste sostanze.

E’ particolarmente interessante di seguito, analizzare, per avere una visione esaustiva dei due prodotti, la Filiera (origine del grano) ed il rispettivo processo produttivo.

Origine del grano

Pasta Barilla :

Paese di coltivazione del grano: Italia e altri Paesi UE e non UE.

Pasta Fabbri

Grano duro italiano varietà Senatore Cappelli. Agricoltura Italia.

Analizzando i due prodotti in questione emerge la differente origine del grano utilizzato: la pasta Barilla si avvale di grano estero e di grano italiano, miscelati, mentre la pasta Fabbri impiega solo grano italiano e da agricoltura biologica. Il grano estero di pasta Barilla proviene da varie parti del mondo: Canada, Stati Uniti, Australia, Francia. La provenienza da questi Paesi è dichiarata sul sito internet dell’azienda. Rispetto al grano italiano però, in linea di massima, i frumenti coltivati nei Paesi appena citati seguono disciplinari produttivi meno rigidi dal punto di vista qualitativo, ad esempio impiegando pesticidi come il Glifosato anche nelle fasi finali della coltivazione, per aiutarne la piena maturazione delle spighe, svantaggiata a causa del clima più rigido (freddo) e umido rispetto a quello dell’Italia, che gode di condizioni climatiche più miti (celebre il caso del grano al Glifosato in Canada, oggi in forte diminuzione nell’import italiano dei trasformatori come Barilla e altri).

In Italia e in UE l’utilizzo del Glifosato e di altri pesticidi, nelle fasi finali della coltivazione (chiamate fasi di pre-raccolta o pre-harvest) è assolutamente vietato per legge! Purtroppo però anche in Italia non è vietato l’utilizzo di questi pesticidi nelle fasi iniziali della coltivazione, quindi appena dopo la semina, al fine di annientare altre erbe che crescono attorno al grano e contrastare l’azione di insetti e parassiti. Solo un frumento biologico garantisce l’assenza totale di trattamenti con pesticidi durante tutto l’arco della coltivazione!

Processo produttivo

il processo si basa essenzialmente su 3 fasi: impasto, trafilatura ed essiccazione. Seguono poi altre fasi produttive quali confezionamento, imballaggio, stoccaggio ecc., che a noi non interessano ai fini di questa analisi comparativa. Tra questi 3 processi principali, la trafilatura e l’essiccazione sono quelli che hanno più risvolti sulla salute e sul gusto e pertanto li analizziamo nel dettaglio:

Trafilatura:

La trafilatura è un processo con cui si creano i vari formati di pasta (pasta corta, lunga, mezze penne, ecc.)

Infatti, l’impasto di semola di grano duro e acqua viene estruso attraverso delle trafile, che possono essere in teflon (e la pasta viene molto liscia) oppure in bronzo (e la pasta esce più ruvida). Le trafile in bronzo sono infrastrutture produttive più costose e pregiate rispetto a quelle in teflon.

Trafilatura pasta Barilla: Solitamente più il produttore è di larga scala e industriale e più utilizza trafile in teflon, più è artigianale e di piccola scala e più userà trafile in bronzo, come regola generale. La pasta Barilla presenta una trafilatura in cilindri in teflon.

Trafilatura pasta Fabbri: la trafilatura al bronzo mantiene l’impasto più omogeneo e preserva maggiormente il gusto della pasta. La pasta Fabbri in esame presenta la trafilatura attraverso dei cilindri in bronzo.

Essiccazione

l processo di essiccazione consiste nell’eliminare progressivamente dal prodotto parte del contenuto di acqua iniziale, a mezzo della somministrazione di calore.

 L’essiccazione deve essere lenta e a basse temperature. Una lenta essiccazione garantisce sia migliore qualità nutrizionale (non si altera la struttura di glutine e amidi e non si degradano le vitamine) che migliore gusto e struttura (la semola rimane ruvida, di colore più scuro e opaca). L’essiccazione rapida ad alte temperature invece produce sostanze tossiche come la furosina.

La pasta Fabbri è preparata tramite lenta essiccazione a basse temperature. L’azienda essicca la propria pasta ad una temperatura massima di 38°C e per un periodo di tempo di 3-6 giorni (a seconda del formato e tipo di pasta). Uno standard qualitativo altissimo, certamente.

La pasta Barilla è preparata tramite essiccazione rapida ad alta temperatura. In nessuna comunicazione ufficiale dell’azienda infatti compare mai menzione a processi produttivi e di essiccazione a basse temperature. Del resto, da tempo la posizione di questa azienda è a favore di essiccazione ad alte temperature. Indubbiamente si tratta di un vantaggio produttivo per chi prevede grandi volumi di prodotto da inviare sul mercato, ma non si può dire altrettanto in termini di vantaggi qualitativi e salutistici. La cottura del grano o essiccazione (e degli amidi in generale) comporta la formazione di un certo quantitativo di sostanze tossiche dovute alla degradazione degli amidi e delle proteine della pasta, come la furosina e gli AGEs (prodotti avanzati della glicazione), un problema alimentare di cui quasi nessuno parla in Italia in relazione all’utilizzo quotidiano di prodotti da forno, ma che in realtà è addirittura normato e disciplinato per legge, prevedendo limiti quantitativi di tali sostanze alla fine dei processi produttivi, talmente alta è l’attenzione ai fini della tutela della salute circa queste sostanze (la furosina soprattutto). Purtroppo al momento la legge impone dei limiti solo per la produzione dei formaggi e non anche della pasta secca. Vediamo dunque più nel dettaglio questo problema.

Essiccazione della pasta e furosina

La pasta secca, al contrario della pasta fresca e del cereale in chicco, deve essere essiccata prima di diventare commestibile. Nel processo industriale dell’essiccazione la pasta perde acqua e si concentra nella sua densità nutrizionale. Il trattamento ad altissime temperature cambia però il valore nutrizionale del frumento e suscita qualche perplessità tra i nutrizionisti. I sistemi di essiccazione si definiscono HTSt (High Temperature-Short time) e VHTs (Very High Temperature-Short time), permettono di raggiungere temperature molto elevate e di ridurre i tempi di lavorazione/essiccazione, con notevole risparmio sui costi. In commercio troviamo paste essiccate velocemente in poche ore e ad alte temperature, ma anche pasta essiccata lentamente in tempi lunghi e con temperature più basse

Il progressivo incremento della temperatura durante l’essiccazione provoca un danno alle proteine che possono essere modificate (con formazione dei prodotti della glicazione avanzata detti AGEs) e diventare meno biodisponibili. Il problema riguarda un po’ tutti gli aminoacidi essenziali, in particolare la lisina, che non solo è essenziale, ma rappresenta per la pasta un fattore limitante della qualità, riducendo il valore biologico delle proteine nell’alimento. L’importanza degli aminoacidi essenziali deriva dal fatto che l’uomo non è in grado di sintetizzarli in quantità sufficiente e quindi devono essere assunti attraverso il cibo. Di più, il processo di essiccazione porta anche alla formazione di una sostanza tossica chiamata furosina.

Perchè la furosina è un problema?

La furosina (ε-furoilmetil-lisina) è una molecola che si forma durante la produzione della pasta. La furosina si forma nella fase terminale della lavorazione della pasta asciutta. Quando la percentuale di acqua scende fino al 12% (ovvero la netta perdita di acqua, da cui pasta asciutta) viene a formarsi la furosina. Il ciclo di essiccamento con alte temperature e bassi valori di umidità del prodotto è quindi la causa principale di formazione della furosina. Questa sostanza si forma anche nella produzione dei formaggi come la mozzarella, nella cottura del pane, nella tostatura del caffè e in vari altri cibi, ma costituisce motivo di preoccupazione specialmente per la pasta, dal momento che noi italiani ne siamo forti consumatori su base quotidiana (come abbiamo detto circa 32 Kg a testa all’anno in media).

Secondo gli esperti la furosina “è aggressiva sui villi intestinali, viene assorbita nell’intestino tenue, entra nel sangue, non può essere bloccata, si diffonde nel tessuto connettivo presente in ogni organo per connettere le cellule tra loro. Destruttura il collagene e il tessuto connettivo compromettendo la nutrizione e l’ossigenazione delle cellule. Può essere eliminata solo attraverso il rene. Insomma è una molecola inquinante.

Oltre alle differenze sopra evidenziate, per noi di Abcibario, attenti alla salvaguardia del cibo autentico e delle biodiversità sia vegetali che animali nonché alla salvaguardia del territorio e della sostenibilità ambientale, hanno rilievo anche gli aspetti etici e di tutela di tali valori.

E, anche su questo fronte i 2 prodotti presi in esame si differenziano per una maggiore attenzione alla salvaguardia dell’Ambiente da parte del prodotto biologico e locale (la pasta Fabbri, prodotta con grano 100% italiano e biologico). Lo spostamento attraverso navi cargo, treni o camion, delle merci che arrivano da coltivazioni lontane, come quelle caratteristiche di aziende come Barilla, comporta ovviamente un maggiore inquinamento ambientale e si indirizza verso politiche economiche e di sviluppo commerciale che favoriscono agricoltori all’estero piuttosto che incentivare il lavoro interno e la crescita del settore agricolo italiano.

E per quanto riguarda il gusto?

Lasciamo ai lettori la parola, chiediamo il loro parere, limitandoci a presentare una foto, in primo piano, dei due prodotti.

Alle luce delle osservazioni sopra riportate non si può che concludere che il prodotto Fabbri si configura come una pasta secca di migliore qualità nutrizionale (più fibre, più vitamine e sostanze antiossidanti) e con aspetti salutistici che il prodotto Barilla non possiede (nessun residuo di trattamenti con pesticidi, più bassi valori residui di furosina e altre sostanze tossiche conseguenti alla essiccazione rapida ad alte temperature) e quindi più in generale si può suggerire ai lettori che sono interessati al gusto ed alla salute di verificare:

  • La tipologia e l’origine del grano da cui deriva la semola o il semolato;
  • La tipologia di agricoltura utilizzata: convenzionale o biologica;
  • Il metodo di trafilatura: al teflon o al bronzo;
  • Il metodo ed i tempi di essiccazione: lenta ed a basse temperature oppure veloce ed ad alte temperature.

Quando si dice:

“ Mangiare autentico e scegliere con consapevolezza fa bene alla tua salute, al tuo palato, ed a quella del nostro Pianeta”!

Spero di averti dato informazioni nuove e utili e ti chiedo di supportarci sia segnalandoci argomenti di interesse che diffondendo e condividendo con i tuoi amici i nostri contenuti sempre che tu li ritenga utili in tema di educazione alimentare.

Un caro saluto ed appuntamento al ……….. prossimo “confronto autentico”

 

Creme spalmabili a confronto: Nutella e Crema di Nocciole 800

Apriamo, con questo articolo, la rubrica dedicata ai confronti “autentici”.

Ma, cosa sono i confronti autentici?

Sono analisi comparate di due prodotti che possono sembrare simili in quanto appartengono alla stessa “famiglia” e/o vengono consumati nello stesso modo e nelle medesime circostanze, ma di fatto sono profondamente diversi per gli ingredienti utilizzati (origine e quantità) e/o per i sistemi di produzione/coltivazione/allevamento.

Quindi, partendo da alimenti\bevande a tutti conosciuti, effettueremo confronti tra prodotti di largo consumo ed i loro analoghi che noi di Abcibario abbiamo selezionato come l’equivalente in “ versione autentico” .  

Quale è l’obiettivo?

E’ quello di informare ed educare il lettore affinché le sue scelte alimentari siano maggiormente consapevoli.

Il primo confronto, quello che trattiamo oggi, è dedicato ad uno dei prodotti più amati nel mondo, la Nutella, che confrontiamo con una crema di nocciole, in questo caso la Crema di Nocciole 800 di Giordano Riccardo, che abbiamo scelto per aiutarvi a comprendere meglio quali sono gli ingredienti da osservare in questa tipologia di acquisti.

Quando ci avviciniamo ad una crema spalmabile, è importante, come prima cosa, verificare il contenuto del gusto prevalente della stessa (in questo caso la nocciola), quello di zucchero, di latte e di cacao, nonché la presenza di eventuali additivi/emulsionanti.

Ma, vediamo subito i contenuti degli ingredienti caratterizzanti i prodotti leggibili nelle rispettive etichette (i valori si riferiscono a 100 gr dei rispettivi prodotti):

Dalla analisi comparativa dei due prodotti, emerge con evidenza, che le due creme si discostino molto per il contenuto di nocciole, che sono l’elemento caratterizzante le creme spalmabili Gianduja (nocciole e cacao).

La Nutella ha un basso contenuto di nocciole (13%) mentre la crema di nocciole 800 ne contiene ben il 55%.  Questa differenza, ci porta immediatamente ad osservare la presenza di un ingrediente indesiderato presente in quantità massiccia nella Nutella, che permette di sopperire alla mancanza di nocciole e di conseguenza  ai “grassi buoni” che esse forniscono, l’olio di palma!

Si tratta di un grasso, reperibile sul mercato, a basso costo per le aziende, che tuttavia non ha un buon profilo dal punto di vista nutrizionale essendo ricco di grassi saturi, specialmente se viene abbinato ad ingredienti come lo zucchero; anzi possiamo tranquillamente affermare che grassi saturi e zucchero è tra le combinazioni più nocive per l’essere umano.

La Nutella contiene circa il 30% di olio di palma sul totale prodotto, una quantità davvero elevata!

Le nocciole, al contrario, sono ricche di grassi insaturi, non saturi. E sono ricche di fibre e proteine che apportano benefici su più fronti alle nostre cellule.

Continuando l’analisi comparativa dei due prodotti, emerge inoltre che le due creme si discostino molto anche per il contenuto di zucchero – circa il doppio nella Nutella, con ben 56 grammi di zucchero su 100g di prodotto, anziché 30 grammi nella crema di nocciole 800.

Anche i contenuti di sale sono doppi nella Nutella rispetto a quelli della Crema di Nocciole 800.

Ci sono inoltre due ingredienti che sono comuni alle 2 creme e perfettamente coerenti con la preparazione di una crema spalmabile al cacao: stiamo parlando del latte in polvere e del cacao in polvere. I quantitativi impiegati nei 2 prodotti che abbiamo comparato sono idonei.

Infine ma non ultimi per importanza gli emulsionanti, completamenti assenti nella Crema di Nocciole 800 e presenti invece su Nutella in cui sono aggiunti la vanillina e la lecitina di soia.

Ma cosa sono?

La vanillina è un aroma artificiale di vaniglia, sintetizzato in laboratorio, da non confondere con l’aroma naturale di vaniglia (anch’esso da laboratorio ma a partire da sostanze naturali) o con l’estratto di vaniglia in polvere (estratto dalla bacca di vaniglia).

La lecitina di soia è usata come additivo nella Nutella. Serve ad emulsionare e a far legare meglio tra loro i vari ingredienti della crema.

La Crema di Nocciole 800 non necessita di questo tipo di additivo in quanto la struttura legante è già ottima grazie all’elevato contenuto di nocciole e dei loro “grassi buoni”. La lecitina di per sé non è una sostanza nociva, essendo perfettamente naturale ed essendo contenuta in vari alimenti come ad esempio il tuorlo d’uovo. Ma, quando viene impiegata come additivo, nei prodotti, può costituire un elemento peggiorativo in quanto, spesso, viene estratta dalla soia OGM, ovvero geneticamente modificata, che non è considerata, secondo la maggior parte degli studiosi, una coltivazione particolarmente benefica per la nostra salute.

Leggendo, come di seguito illustrato i valori nutrizionali dei due prodotti, si comprende bene come, al di là della differenza, seppur lieve, delle kcal presenti nei due alimenti sia la qualità dei componenti, da cui le kcal originano, a renderle sostanzialmente diverse.

Riepilogando:

quando scegliamo una crema spalmabile, se desideriamo il gusto “autentico” e vogliamo scegliere il prodotto meno dannoso per la nostra salute devono coesistere le seguenti caratteristiche:

  • elevata presenza del prodotto che dà il gusto alla stessa (superiore al 50%);
  • minor presenza di zucchero e sale;
  • assenza di emulsionanti ed aromi.

Nel caso che trattiamo meritano spazio due considerazioni relative al “gusto” ed al piacere “degustativo” da una parte, ed alla tutela dell’ambiente connessa ai consumi alimentari, dall’altra:

  1. la Crema di Nocciole 800 di Riccardo Giordano dichiara la provenienza delle nocciole impiegate: si tratta della Nocciola Piemontese I.G.P. che è considerata la più buona al mondo! E’ un prodotto marchiato I.G.P. per cui valgono le considerazioni riportate nell’articolo dedicato, mentre la Nutella non la dichiara; 
  2. La produzione dell’olio di palma comporta seri problemi di sostenibilità ambientale; intere foreste in Indonesia e Malesia, sono state aggredite, negli ultimi decenni, da azioni di disboscamento e deforestazione per favorire le piantagioni della palma da cui estrarre il non benefico olio.

Quando si dice:

“ Mangiare autentico e scegliere con consapevolezza fa bene alla tua salute, al tuo palato, ed a quella del nostro Pianeta”!

Spero di averti dato informazioni nuove e utili e ti chiedo di supportarci sia segnalandoci argomenti di interesse che diffondendo e condividendo con i tuoi amici i nostri contenuti sempre che tu li ritenga utili in tema di educazione alimentare.

Un caro saluto ed appuntamento al ……….. prossimo “confronto autentico”